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Una fiaccolata per le vittime dell’amianto: ma alla città non importa

di Salvatore Ventura

Una fiaccolata per ricordare le vittime crotonesi dell’amianto e dei veleni provenienti dalle ex aree industriali. E’ quella che si è svolta ieri pomeriggio su proposta del movimento “Crotone è dei crotonesi”, a cui si sono uniti anche le associazioni “Fabbrikando l’Avvenire”, “Stanchi dei Soliti”, “Nuova Hera”, “Libere donne”, “Emergenza occupazionale”, “Unione degli studenti” e gli scout Agesci delle parrocchie di S. Paolo e Maria Madre della Chiesa.

Sarà stato forse il freddo pungente, o forse quella diffusa abitudine dei cittadini di dire “Fai tu, io non posso”, a fare si che i crotonesi non hanno aderito in massa all’iniziativa. Il corteo, riunitosi sul pizzale antistante lo stadio “Ezio Scida” si è incamminato silenzioso intorno alle 18:30, percorrendo via XXV Aprile, via Vittorio Veneto, passare sul corso cittadino e giungere al Duomo, dove ad attenderli c’era l’arcivescovo di Crotone e S. Severina Monsignor Domenico Graziani. Durante il tragitto un diffuso senso di indifferenza e apatia tra i passanti.

Pochi, pochissimi, quelli che si sono uniti alle fiaccole tenute in mano soprattutto dai giovanissimi scout, che sfidando il freddo si sono presentati all’appuntamento in divisa d’ordinanza, con tanto di pantaloncini corti e camicie blu. Eppure lo striscione in testa al corteo era chiarissimo: “Giornata crotonese vittime dell’amianto e dei veleni”. Ma a parte le associazioni, alcuni parenti delle vittime dell’amianto e i bambini, Crotone ancora una volta ha risposto picche. La bonifica, le malattie, le vertenze contro Eni e il futuro della città, sembrano qualcosa di asettico e distante dalle famiglie.

Contemporaneamente però su Facebook volano gli insulti e le denunce verso le istituzioni. Da dietro lo schermo di un pc, al calduccio della propria casa ognuno si professa esperto di tecniche di bonifiche e custode di intrighi di palazzo tra enti ed Eni. Poco più di un centinaio quelli che ieri hanno messo la faccia per ricordare i tanti ex operai delle fabbriche dismesse morti per le conseguenze di avvelenamento da amianto, ma anche i tanti giovanissimi che presentano patologie gravissime riconducibili all’esposizione ai veleni tossici. Evidentemente neanche la recente e storica condanna emessa dal tribunale di Torino nei confronti di due manager miliardari, ritenuti senza ombra di dubbio colpevoli di reati all’ambiente e della morte di 2.191 persone e patologie in altre 665, è servita.

Proprio ad una riflessione nuova, che scaturisca da una nuova presa di coscienza verso quello che è considerato il bene comune, si è appellato nella sua omelia Monsignor Domenico Graziani, sottolineando però come l’impegno delle istituzioni debba essere accompagnato anche dall’impegno del singolo cittadino. “Giornate come queste costringono tutti quanto a dire “io lo sapevo” – ha ammonito l’arcivescovo di Crotone e S. Severina -  perché la forza del piccolo è in grado di smuovere anche chi sta più in alto di noi”. Un appello rimandato alla prossima volta, non solo ai cittadini, ma anche alle istituzioni,  assenti, ad eccezione del Consigliere comunale Fabrizio Meo (Manifesto per Crotone) e quello provinciale Maria Maio (Fli).

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